Giochiamo con i colori mentre la gente continua a morire


Si gioca con i colori e intanto le persone continuano a morire. E’ un tutti contro tutti e meno male che la cosiddetta “seconda ondata” avrebbe trovato, secondo le mirabolanti teorie di tuttologi e salottieri, argini più solidi e operatività sanitaria meglio preparata. Nulla di tutto questo. La seconda ondata, per certi versi più violenta ed aggressiva della prima, sta avendo la meglio su chiunque. Niente più striscioni “Ce la faremo”, niente più inno nazionale dalle finestre e cori dai balconi. Solo tanto parlare; chiacchiere in libertà in radio, in tv, sui social. Spesso, troppo spesso solo chiacchiericcio per riempirsi la bocca di autoreferenzialità e demagogia. E la gente continua a morire. I salotti tv imperversano con personaggi più o meno competenti ai quali si aggiungono scelte scellerate come quella di un ex generale dei Carabinieri messo ai vertici della sanità calabrese che però non è a conoscenza di chi dovrebbe fare un piano regionale anti-Covid. E, per non farci mancare nulla, cadiamo dalla padella alla brace sostituendolo con un altro soggetto che non più di qualche mese fa affermava che, (ci scusiamo se riportiamo testualmente ma il linguaggio virgolettato non appartiene a noi), “…le mascherine non servono ad un cazzo…”. Insomma, siamo un Paese che, anche davanti alla devastazione globale di una pandemia cattiva, brutale, aggressiva, senza pietà, anche davanti a tutto ciò, dicevamo, ci comportiamo come il paese dei balocchi. Mettiamoci anche un ministro della Salute che, trova il tempo per scrivere un libro ma poi, qualcuno gli fa notare della corbelleria e il libro non viene mai stampato e divulgato. Ora giochiamo con i colori e la gente continua a morire. Ed allora, aggiungiamo noi, mentre loro giocano con i colori noi, da parte nostra, atteniamoci a ciò che ci hanno insegnato in questi mesi e mettiamo sul campo il nostro senso di responsabilità.

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