COVID - Vaccini, passaparola e liste non controllate

Si indaga su 500 persone senza categoria di appartenenza e dodici casi tra gli under 16: assenza di regole e nessuna piattaforma per le somministrazioni a fine giornata

Una organizzazione «totalmente inadeguata» e «la mancanza di liste nominative controllate». Sarebbero queste alcune delle nuove criticità emerse dagli accertamenti investigativi sui vaccinati «fuori lista» che prende in esame unicamente la prima fase della campagna vaccinale anti Covid, cioè il mese di gennaio e i primi giorni di febbraio. Al lavoro ci sono i Carabinieri del Nas, diretti dal tenente colonnello Giovanni Battista Aspromonte e il Nirs, il Nucleo ispettivo regionale, coordinato dall’avvocato Antonio La Scala, che stanno ultimando le relazioni da consegnare in Procura, nel caso del Nas, e alla Regione per quanto riguarda il Nirs. In uno dei dossier emergerebbero altre anomalie: quelle del contatto diretto e del passaparola tra familiari, amici e conoscenti. Da alcuni centri vaccinali- per spiegarlo meglio - sarebbero giunte informazioni sulla disponibilità di vaccini avanzati a fine giornata. Vaccini che - stando ad indiscrezioni investigative- sarebbero stati somministrati a chiunque avesse dato la disponibilità o avesse lasciato un bigliettino col proprio numero di telefono così da essere contattato nel caso in cui ci fosse stata una dose in più. Tutto questo sarebbe accaduto per l’assenza di regole chiare e di una «piattaforma per le prenotazioni» che gestisse in maniera omogenea la valanga di richieste, tenendo conto delle priorità. Naturalmente solo nel periodo preso in esame: da febbraio in poi che cose sono cambiate e quindi regolamentate. Le criticità maggiori sarebbero emerse nelle province di Bari e Bat, seguite poi da Foggia, Taranto, Lecce e Brindisi. In Procura sono stati ascoltati l’assessore regionale Pier Luigi Lopalco e il coordinatore del Nirs, La Scala, come persone informate dei fatti.

(Corriere del Mezzogiorno)

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