COVID 19: La situazione

June 9, 2020

L'ECONOMIA

Centodue proposte per rilanciare l'Italia nel triennio 2020-22 dopo la batosta della pandemia. Sono contenute nel Rapporto consegnato al presidente del Consiglio dal comitato di esperti presieduto da Vittorio Colao. Il piano raccomanda «tre assi per la trasformazione del Paese»: digitalizzazione e innovazione nel pubblico e nel privato; rivoluzione verde; parità di genere e inclusione. Le 53 pagine fitte del Rapporto, accompagnate da 121 pagine di schede di lavoro contengono molte proposte concrete, 102 appunto (a loro volta articolate in sottoproposte), suddivise su «sei aree di azione», di cui il governo potrebbe far tesoro. In particolare per il Turismo, arte e cultura Istituire un «fondo Covid» per sostenere musei, attività culturali e parchi. Potenziare le dorsali dell'alta velocità per migliorare l'accesso ai luoghi turistici. Rafforzare gli incentivi fiscali su donazioni e sponsorizzazioni. Finanziamenti a tasso ridotto e crediti fiscali per la riqualificazione delle strutture ricettive.
MALATI PIÙ GIOVANI

Il monitoraggio completo lo stanno facendo di settimana in settimana all'Istituto superiore di Sanità (Iss). L'epidemiologo che coordina i report, esperto di Modelli matematici e Biostatistica, è Patrizio Pezzotti, che osserva una diminuzione dell'età media: «Sono persone più giovani di quelle che vedevamo prima, 55 anni rispetto a 60 anni di media. L'Ats di Milano, diretta da Vittorio Demicheli, sui nuovi casi fa una distinzione precisa: «Nella settimana all'inizio di giugno circa il 5% dei casi sono venuti dalle Rsa, il 3% dagli operatori sanitari, il 10% dai test sierologici positivi e l'82% sono “civili”, categoria generica che esclude le altre. Nessuno può dire dove si sono contagiati i nuovi infetti. In gran parte, però, dovrebbero essere contagi di origine famigliare contratti, finora, durante il lockdown».

IN MARE

Più di tremila lavoratori italiani vivono e operano da mesi in mezzo ai mari,

 

praticamente ostaggi dei lockdown nazionali: non riescono a trovare un porto che li accolga, che li faccia scendere per poi tornare a casa. Sono gli equipaggi delle oltre 400 navi mercantili che solcano gli oceani e che, causa pandemia e restrizioni ai viaggi, spesso da mesi hanno superato il limite di tempo oltre il quale dovevano essere sostituiti da una nuova squadra (il calcolo è della Confitarma, l'associazione degli armatori nazionali).
Il problema non è solo italiano, è globale, e coinvolge 150-170 mila lavoratori imbarcati - nell'Atlantico, nel Pacifico e nell'Oceano Indiano - e poco meno di 200 mila che aspettano di rilevarli.

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