Aumento della TARI

I rifiuti diminuiscono, ma la Tari aumenta. Sembra un paradosso ma è proprio così.

A rilevarlo è l’Osservatorio tasse locali di Confcommercio che ha calcolato un aumento del 70 per cento, per un totale di quasi 4 miliardi di euro complessivi, negli ultimi sette anni.

Nel 2017 la Tari è arrivata, complessivamente, a 9,3 miliardi di euro, una spesa crescente nonostante la percentuale di raccolta differenziata sia aumentata di oltre il 20 per cento e che il costo di gestione dei rifiuti differenziati (15,12 centesimi di euro al kg) sia circa un terzo rispetto a quello degli indifferenziati (40,79 centesimi al kg).

«L’indagine ha evidenziato come costi eccessivi e ingiustificati per cittadini e imprese derivino, in particolare, da inefficienza ed eccesso di discrezionalità di molte amministrazioni locali, da una distorta applicazione dei regolamenti e dal continuo ricorso a coefficienti tariffari massimi», commenta Patrizia di Dio, membro di giunta di Confcommercio con delega all’ambiente.

L’osservatorio, però, considera non solamente la Tari, ma tutta la tassazione locale: «L’inefficienza delle amministrazioni locali — spiegano da Confcommercio — costa a cittadini e imprese un miliardo di euro all’anno a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta differenziata (l’Italia è al 52% contro il 65% fissato a livello europeo)».

Qual è la soluzione? «Bisogna applicare con più rigore il criterio dei fabbisogni e dei costi standard nel quadro di un maggiore coordinamento tra i vari livelli di governo — aggiunge di Dio —, ma soprattutto è sempre più urgente una profonda revisione dell’intero sistema che rispetti il principio europeo ”Chi inquina paga” e tenga conto delle specificità di determinate attività economiche delle imprese del terziario al fine di prevedere esenzioni o agevolazioni».

In poche parole, meno costi e meno burocrazia per liberare le imprese dal peso delle inefficienze locali di gestione.

Fonte Corriere on line

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